martedì 13 settembre 2016

Il meglio di - C'è qualcosa nei tuoi occhi

Spoiler Alert




Arrivano momenti che non sono proprio addii, ma quasi: somigliano a "ci vedremo un giorno, ma non so quale giorno". Ne sono certa, ci incontreremo di nuovo e ricorderemo quello che è stato, chi eravamo, cosa volevamo e cosa ci facevamo bastare. Forse piangeremo, noi che non abbiamo pianto mai, perché a volte si piange di più a ritrovarsi che a perdersi. Si piange più di sollievo che di paura. Forse.


Adesso ti senti sperduta, spaiata, frugata, ma oggi non è per sempre. Oggi è solo un mattone, una goccia, un granello, uno sputo.


Infatti sono viva. E ho me stessa. Non è tantissimo, ma una lieve certezza è sempre meglio di una rumorosa fragilità, e di solito è un buon punto da cui incominciare una storia.


Sento il respiro espandersi, il mondo perde il colore dell'asfalto, il cielo smette di somigliare a un coperchio arrugginito, e non ho più dodici anni. Ne ho venticinque, il sole brucia pietre e angeli e io sono una stronza.


Per tutta risposta lui mi sorride, e per poco il mio cuore non fa  una capriola. È un bel sorriso, su questo non ci piove. Un sorriso che mi fa pensare alle pietre levigate dal mare. Ma i bei sorrisi non mi ingannano. I bei sorrisi portano veleno e tempesta.

Non aveva un filo di trucco, nemmeno un'ombra di rossetto, eppure era la cosa - la persona, ma anche la cosa, e il fiore, e la conchiglia, e la gemma, in assoluto - più sensuale sulla quale avesse mai posato lo sguardo.


Sono solo un corpo che fa voltare gli occhi per strada. Sono una bocca che vorresti leccare. Ma quando si tratta di amare, la porta è un'altra e l'arcobaleno è dal lato opposto del ponte.


Io ce l'ho messa tutta, lo giuro, ci ho provato. Non è stato sufficiente, forse quello che siamo non si può nascondere né domare. Quello che siamo è come il colore naturale dei capelli: anche se ti fai bionda, rimani fregata dalla ricrescita.

È insolito avere qualcuno in casa, avere qualcuno nel mio bagno, avere qualcuno intorno che non sia un ricordo o un dolore.


«Si può sapere cosa vuoi da me?»
«Io niente. Chiedilo al destino che ci fa capitare negli stessi luoghi un po’ troppo spesso. Magari è lui che vuole qualcosa da te.»


Forse perché era stata aggredita nel suo locale? Perché la sua bellezza gli falciava il respiro? Perché era un'allieva del suo corso? Un po' e un po' e un po', certamente. Ma anche perché gli trasmetteva una sensazione di malinconia. Parlava da stronza ma gli sembrava infelice. I suoi occhi esprimevano tristezza, e non una tristezza futile, da ragazzina che si è scheggiata un'unghia, ma profonda, antica, la tristezza di un iceberg che si scioglie, di un lupo in gabbia, di un albero tagliato.

Avrebbe dovuto essere sollevato. Eppure, non si sentiva sollevato affatto. Eppure sentiva una sola parola ronzargli in testa, come una mosca, come un ringhio sommesso. Cazzo.

Francisca, per la prima volta, si girò e lo guardò. Erano stanchi, i suoi occhi, profondi e stanchi, sembravano nascondigli per millenni di dolore raggomitolato nel bianco candido, nel nero corvino, nel bronzo. Asciutti come la sabba più lontana dal mare, ma davvero stanchi. Visti così da vicino, gli parvero sempre più simili a gioielli preziosi: onice e ossidiana, oro liquido, un ricordo di topazio.


«Se ti avvicini ti fai male. Perché sarai costretto a entrare nel mio inferno.»


Non stavo affatto meglio. Recitavo una parte. Ma quando basta una sciocchezza a scatenare i ricordi, il dolore e un bisogno che è quasi agonia, vuol dire che la bomba che hai dentro ha finito il suo maledetto countdown. Mi sento esplodere.


E lì, mentre cedo lentamente al sonno, non so a causa di quale strano gioco della mente, ripenso al mio professore con gli occhi verdi. Il ricordo della sua voce roca, che cantava nella penombra del Dirty Rhymes, rallenta il ritmo del mio respiro trafelato, scioglie la tensione dei miei muscoli e mi fa passare la voglia di piangere.


Posso raggomitolarmi contro di te? Mi dici che sono important, anche se non è vero? Prometti che non mi dimenticherai mai?


«Stt» sussurra. «A volte non è necessario combattere, sai? Non sono un tuo nemico. 
Voglio solo aiutarti»


«Si comincia sempre così. Cercando somiglianze. E poi si finisce con un coltello nella schiena. Perché nessuno rimane con te per sempre. Nessuno. Tutti, alla fine, 
decidono di andare via.»


«Potresti avere ragione, ma La "Speranza" è quella cosa piumata - che si viene a posare sull'anima - Canta melodie senza parole - e non smette - mai


Se non fossi me stessa, sarei certamente un'altra, e qualsiasi altra fossi sarebbe meglio di me stessa, perché me stessa è un modo per dire morte, 
perché me stessa è un modo per dire niente.


Lo sento muoversi nella piccola cucina verde cupo. Mi piace perfino il suo silenzio, il rumore delle cose che tocca, mi piacciono i suoi passi sul legno. Mi piace che esista.


E lui, con quell'angelo ferito che pareva ridere per non piangere, con quel corpo fatto apposta per stare lì, tra le sue braccia, in un perfetto incastro, uscì dalla casa sentendosi come se quella sera Freddie Mercury avesse voluto mandargli un messaggio preciso che non smetteva di spaventarlo. Ancora una volta non perché fosse terribile, 
ma perché era meraviglioso.


Pensò che quelle sensazioni, quelle curve brune, quei disegni che parevano vivi al tremare della pelle e la sua voce femminile che gemeva senza più freni fossero la cosa più vicina alla poesia, all'eternità e al senso sesso della vita che un essere umano avrebbe mai potuto sperimentare.


Ci usiamo e basta, senza invitare i sentimenti al banchetto. Anche se hai l'aspetto di un principe, se adoro il tuo profumo, se la tua voce mi incanta, se il tuo sorriso mi fa pensare alle stelle, se la tua esistenza rende più ospitale la terra, io non devo amarti. 


È talmente buio, ormai, senza alcuna luce artificiale in tutta la casa, che si intravedono soltanto le nostre sagome scure come ombre. La sua ombra abbraccia la mia ombra, l'ombra delle sue labbra bacia l'ombra dei miei capelli. L'ombra del mio cuore è in preda al panico.


«Odio quando un altro ti guarda in quel modo.» 
E io odio quando mi scoppia il cuore in questo modo.


Non sono fatto per le scopate senza cuore. Mi lasciano dentro un retrogusto di veleno. Forse sono nato nel tempo sbagliato.


Ma il passato è un diamante. Quello che è stato e ciò che avremo per sempre.

Quello che per te è poco, per me è tutto. Su quella stele, al cimitero, ho rinunciato anche al mio orgoglio. Non mi piace ciò che sono adesso, ma suppongo di non poterci fare nulla. Un cambiamento è un cambiamento, anche se ti lascia senza protezione.


La testa gli diceva: "Alzati, vattene, lasciala, salvati", ma non c'era verso di convincersi ad ascoltarla.


«Tu lo fai già Tu mi guarisci ogni giorno. La tua esistenza cura la mia anima, disinfetta le mie ferite, rende meno visibili le mie cicatrici, e mi fa venire voglia di vivere.» 


«I ricordi sono qui.» Byron si sfiorò la fronte. «E qui.» Si toccò il petto. «I luoghi sono solo contenitori e viene un momento nella vita in cui è necessario cambiare.» 

Lo confermo, la felicità mi rende più propensa alle lacrime del dolore. Forse perché contro il dolore devi combattere e non hai tempo per piagnucolare se vuoi restare viva. In guerra l'istinto di conservazione rende indispensabile la freddezza. Ma in tempo di pace, quando il sole brilla sui fiori e non sul sangue, la corazza che avevi intorno, e soprattutto dentro, smette di essere un recinto di metallo e crolla ai tuoi piedi come oro fuso.


Il colore dei suoi occhi avrebbe dovuto farmi capire subito tutto: non puoi avere due schegge di verde speranza nelle pupille e non essere tu la speranza.

«Hai mai sentito di un artista che non avesse in sé il caos? E poi, mentre scrivi, così assorta, sei ancora più bella. Sei una poesia vivente, la mia poesia, la mia canzone, il mio unico intreccio di note, la mia orchidea, il mio libro, la mia alba, il mio respiro. Vivremo in questa casa, in altre case, gireremo il mondo, scriveremo versi, pianteremo fiori, avremo figli, incontreremo cose che ci inchioderanno con la loro bellezza e cose che ci faranno paura. Ma saremo insieme. Questa è la parte più bella del viaggio. Noi.» 


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